Phonebloks: Utopia realizzabile?

scritto da il 31 ottobre 2013
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Può mai esistere uno smartphone che metta d’accordo ogni tipo di utente? La risposta al momento è “forse”, seguito da una parolina magica: Phonebloks. Questo ambiziosissimo progetto nasce dall’idea del designer olandese Dave Hekkens e dal suo amico inglese Gawin Dapper partendo da una semplice constatazione:

Un telefono dura al massimo un paio d’anni prima che si rompa o diventi obsoleto. Spesso è solo una piccola componente a convincerci di rimpiazzarlo direttamente con uno nuovo o più performante”.

Per questo è nato il concept di Phonebloks: un telefono formato da una piastra connettiva (chiamata base) alla quale vengono collegati dei blocchi rimovibili, ognuno rappresentante una componente hardware dello smartphone. In questo modo se si rompe qualcosa o lo si vuole migliorare, lo si può facilmente sostituire con un blocco nuovo. Questo è il video di presentazione del concept (purtroppo è in inglese, ma è comunque ben fatto e comprensibile):

Come spiegato nel filmato, le possibilità di personalizzazione delle componenti sono le più disparate e tutte secondo le nostre esigenze: concettualmente i vari blocchi verranno prodotti da svariati brand ma tutti con lo stesso attacco alla base, al fine di realizzare il telefono che vale la pena conservare (traduzione dal payoff, ndr).

Il progetto a dir poco utopico ha avuto un impatto stupefacente all’interno del web ma molti sono stati anche i commenti negativi (a livello di fattibilità ingegneristica). Ed ecco che entra in gioco Motorola (recentemente acquisita dalla matrona Google), che con il suo progetto ARA, arriva in supporto all’idea concettuale di Phonebloks: uno smartphone formato da uno scheletro che tiene uniti tutti i moduli necessari al suo funzionamento. Per far sì che tutto questo diventi possibile, Motorola ha riconosciuto come vincente la strategia virale del team Phonebloks, che mira al passaparola tra community di utenti finali e sviluppatori all’interno della rete. Per questi ultimi la Motorola sta già lavorando ad una versione alpha del MDK (Module Developer’s Kit) rilasciabile già da inizio 2014. Ed ecco il video del “prossimo passo” di Phonebloks:

Al di là dello splendido intento di questi progetti sotto l’aspetto tecnologico e ambientale, c’è da sottolineare il grande impatto economico che volgerebbe sempre più a vantaggio del consumatore: avere un telefono per un numero indefinito di anni (in cui si cambiano le sole componenti obsolete o non funzionanti) genera un consistente risparmio di moneta rispetto al cambio annuale dell’intero smartphone a cui ci stanno abituando le grandi case produttrici in questo periodo storico. Ma l’ultima dichiarazione di Motorola ci fa pensare:

Vogliamo fare per l’hardware ciò che la piattaforma Android ha fatto per il software: creare un ecosistema pulsante di sviluppatori di componenti, abbassare le barriere per le nuove produzioni, incrementare il ritmo dell’innovazione e comprimere in maniera sostanziale i tempi di sviluppo.”

Non sarà che la casa di Mountain View che muove i fili della Motorola, voglia incentivare la produzione di telefoni a moduli per sbaragliare la concorrenza e acquisire un ruolo di sovranità, aumentando la diffusione di Android? A noi non resta che attendere che qualcosa di buono per tutti riesca a venir fuori da questi progetti realmente visionari.

BIOGRAFIA DELL'AUTORE

Dario Catacchio è uno studente di Informatica e Tecnologie per la Produzione del Software presso l'Università degli Studi di Bari. Innamorato del mondo videoludico fin dall'età di 4 anni, da quando ricevette la SNES e Super Mario World. All'età di 8 anni ebbe a che fare con il suo primo PC e da quel momento capì che il suo mondo sarebbe stato fatto da 0 e da 1. Alla sua prima esperienza nel mondo del digital publishing, ha però ricoperto per anni il ruolo di lettore di molteplici blog sul gaming e sui computer in genere.